L’ultima transumanza nel Torinese fa rivivere un rito ancestrale

Comincia la stagione delle mandrie in marcia nelle valli alpine

L’errore più grande è considerarlo un banale spostamento di animali. Siamo nella parte terminale della Val Granze di Lanzo, a un’ora d’auto da Torino. Come ogni maggio la famiglia Losero fa la transumanza, portando la mandria dalla stalla invernale – a Cantoira – al primo pascolo estivo, la borgata Arianas di Groscavallo. Si tratta di poco più di 10 chilometri e circa 600 metri di dislivello. Una transumanza verticale tutto sommato modesta, percorsa in poco meno di cinque ore. Sarebbe più corretto chiamarla con il nome di Anarpà (la risalita all’alpeggio), la lingua madre di questa zona: il francoprovenzale.

Una tradizione che è un rito, ma anche un’autentica festa. Purtroppo sempre più rara sulle Alpi. Eppure racchiude importanti elementi di cultura agricola, che sfocia nella sociologia e nell’antropologia.

La famiglia Losero, protagonista di questa storia, è composta dal capofamiglia Livio, classe 1978; la moglie Elena, di quattro anni più giovane; i figli Letizia (13) e Diego (10). Con loro due cavalli, due capre e 22 vacche. Una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Raccontano Elena e Livio: «Questa è una pratica che abbiamo sempre fatto e che abbiamo ereditato dai nostri avi».

Elena, che è una fiera discendente della famiglia Garbolino Riva, noti allevatori della zona, aggiunge un dettaglio non da poco: «Per me questo è il giorno più bello della vita, dopo la nascita dei miei figli». E c’è qualcosa di magico nelle sue parole: «È un richiamo, come se la montagna ci chiamasse a sé».

Partecipare a una transumanza non è così semplice. Se non si fa parte della famiglia, si deve essere invitati. Ed è un vero onore. In questa giornata «La Stampa» è stata ospite per condividere, seguire – e raccontare – le emozioni della famiglia Losero.

Un vero rituale che comincia la mattina, quando il margaro (lou marguè) fa indossare i campanacci (roudoùn) alle vacche (vàttches). I campanacci non sono semplici decorazioni. Sono come i gioielli di famiglia: si tramandano di generazione in generazione e alcuni di quelli usati oggi hanno quasi 100 anni. Il loro suono si fa sentire in occasione delle transumanze oltre che in due momenti importanti della vita del margaro, al suo matrimonio e al suo funerale. Il «concerto» prodotto dalle vacche in movimento in contemporanea è confuso, irregolare, ripetitivo e assolutamente stordente. Questa sensazione sonora è un’esperienza che bisogna provare dal vivo.

Il loro suono riecheggia per la valle, tra le più belle ma anche tra le meno conosciute dell’arco alpino, e accompagna l’arrivo della mandria nelle borgate. Così la carovana sfila orgogliosa, con gli abitanti che si affacciano: per curiosare, per salutare, scambiare due chiacchiere. Ma soprattutto per omaggiare. Per i margari il passaggio nelle borgate del loro paese è un momento di altissimo orgoglio. In un certo senso si può dire che è anche un’affermazione sociale.

Dopo cinque ore di cammino la carovana della famiglia Losero arriva ad Arianas, a 1364 metri d’altezza. È la prima tappa di una migrazione che continuerà nelle prossime settimane attraverso altri tre alpeggi, fino ai 2300 metri del Gias Vej, nel vallone di Vercellina, alla ricerca di nuovi pascoli. Il rito della transumanza si conclude con la più tipica delle feste: un pranzo in baita al quale partecipano tutti quelli che hanno dato una mano. Un momento conviviale a base di toma e salami, l’oro locale.

ANDREA PARODI
GROSCAVALLO (TORINO)

Emoglobina Glicata 

Perchè è così importante nella diagnosi? Una stretta correlazione tra l’alto livello di emoglobina glicata nel sangue e il rischio di sviluppare o peggiorare le complicanze del diabete Gli studi più recenti hanno dimostrato che vi è una stretta correlazione tra l’alto livello di emoglobina glicata nel sangue e il rischio di sviluppare o peggiorare le complicanze del diabete.

Tra gli esami fondamentali che la persona con diabete deve effettuare vi è infatti anche quello dell’emoglobina glicata. Si tratta di un esame molto importante, sia nel monitoraggio che nella diagnosi di diabete, perché mostra l’andamento della glicemia nei 3 mesi precedenti e fornisce quindi informazioni utili per capire se la terapia adottata sta funzionando.

Che cos’è l’emoglobina glicata (HbA1c)
L’emoglobina glicata (anche detta “glicosilata”) è una molecola che nasce dal legame del glucosio con l’emoglobina. La “glicazione” è infatti il processo per cui gli zuccheri possono legarsi alle proteine: il glucosio si lega all’emoglobina e forma l’emoglobina glicata (HbA1c).
Questa nuova molecola non è però in grado di trasportare il sangue agli organi e ai tessuti con la stessa efficacia dell’emoglobina.
Il problema maggiore nasce dal fatto che più è alta la concentrazione di glucosio nel sangue, più sarà alta quella dell’emoglobina glicata. Anche per questo è fondamentale mantenere il livello di glucosio sempre nella norma.

Quali sono i valori dell’emoglobina glicata
Il valore dell’emoglobina glicata indica la media di tutte le glicemie degli ultimi 3 mesi.
Nelle persone con diabete deve mantenersi al di sotto del 7%. Lo specialista può però fissare un livello di riferimento specifico per il paziente, in base alle sue condizioni di salute.
In generale, nei diabetici i valori che si mantengono al di sotto del 7% sono indice di un buon controllo della glicemia nel tempo, mentre quelli superiori a 8-9 % sono un segnale di rischio.
I soggetti che mantengono il valore nella norma hanno maggiori possibilità di prevenire o ritardare le complicanze del diabete. Superata la soglia limite il paziente deve modificare il suo piano di trattamento, insieme al medico, al fine di riuscire a ridurre il proprio livello di emoglobina glicata.
Oltre ad essere considerato un esame molto utile per valutare l’adeguatezza della terapia e del controllo glicemico nei diabetici, l’emoglobina glicata è oggi importante anche per la diagnosi. L’American Diabetes Association (ADA) ha stabilito la soglia utile ad identificare la malattia diabetica: un livello di emoglobina glicata pari o superiore al 6,5% indica la presenza di diabete.

Quando e dove effettuare l’esame
L’esame va effettuato innanzitutto al momento della diagnosi, in seguito è consigliabile ripeterlo ogni 3 mesi circa per verificare l’andamento del compenso metabolico. In presenza di scompenso lo specialista potrebbe richiedere un controllo anche più frequente.
Il test può essere eseguito solo in ambulatorio (non a casa), presso un Centro di Diabetologia. È molto semplice e rapido e non richiede limitazioni di orario né di essere a digiuno. Consiste nel prelevare dal dito o dal braccio un campione di sangue e i risultati si hanno dopo pochi giorni.
Bisogna seguire la terapia indicata ed effettuare i controlli periodici consigliati dagli esperti per accertarsi che tutto stia andando bene. Rivolgiti al tuo diabetologo per chiedergli informazioni sull’emoglobina glicata e per farti spiegare come puoi mantenere i valori nella norma.

Da l’angolo del diabetico

L’avvocato Agnelli e l’auto in panne: che aneddoto per “madamin” Palma

«Madamin, si rende conto di chi era chiel lì (quello lì, ndr) che l’ha accompagnata fino a casa?». Lei non capisce bene il senso della domanda e li liquida con un «ma cosa ne so!». E gli altri, sempre in torinese stretto, «ma madamin quello era Giuanìn Tola! Proprio lui! E l’ha trainata fino a qua!». La madamin si chiama Palma e oggi ha 87 anni e ancora adesso sorride ripensando a quel giorno di primavera datato 1963, quando si ritrovò da sola in mezzo a corso Galileo Ferraris con la sua Bianchina in panne. Un bel guaio per una giovane donna di 34 anni che di motori un poco persino se ne intendeva, tanto da decidere di provare lei stessa a metter mano dentro al cofano nel vano tentativo di far ripartire l’auto. Non ci riuscì, ma non ci riuscì neanche l’uomo distinto ed elegante che poco dopo fermò la sua auto di lusso accanto a quella della signora e si offrì di aiutarla. Lui di motori se ne intendeva eccome: era “Giuanìn Tola” o “Giovannino Lamiera”, così come era bonariamente chiamato dai torinesi l’Avvocato Giovanni Agnelli. «Fu proprio l’Avvocato a soccorrere mia madre – racconta la figlia Monica -. Lei non lo aveva riconosciuto. E non capiva come mai quell’uomo così elegante si fosse fermato ad aiutarla dicendole “è mio dovere”».  

Di Simona Lorenzetti 18 aprile 2017

La Stampa

Il Ponte Isabella

di Paolo Barosso
Torino, abbracciata nel suo orizzonte dalla cerchia alpina, è città d’acque e, quindi, anche di ponti, alcuni d’aspetto monumentale, capaci di caratterizzare fortemente il paesaggio urbano.

scatti del fotografo torinese Alberto Chinaglia.
Il ponte Principessa Isabella, realizzato su progetto di Ernesto Ghiotti, ingegnere capo del Comune di Torino, tra il 1876 e il 1880, è stato concepito come attraversamento del Po in corrispondenza del tratto finale di corso Dante, in un periodo di notevole espansione edilizia in quest’area a ridosso del Po e della collina.

Esprime la sua eleganza nella snellezza delle cinque armoniose arcate, nella gradevole bicromia tra il rosso mattone dei timpani e il biancheggiare della pietra nelle pile di sostegno e nei rosoni ornamentali, e nel raffinato disegno del parapetto in ghisa, purtroppo oggi parzialmente compromesso dai nuovi lampioni, sistemati in tempi recenti in sostituzione di quelli originari.

Lungo 160 metri, deve la sua dedicazione alla Principessa Isabella di Baviera, andata in sposa nel 1883 al secondo duca di Genova, Tommaso, figlio di Ferdinando, capostipite del ramo, raffigurato nella movimentata statua equestre collocata nel 1877 nell’odierna piazza Solferino.

Debito pubblico

Non esistono dati ufficiali puntuali, aggiornati e certi. Ma in base a stime attendibili, il debito pubblico italiano in forma di bond è detenuto per il 65% da detentori italiani di cui banche (20%) , compagnie di assicurazione , (17%), Banca d’Italia (11%), fondi comuni (3%), famiglie (6%) , altri italiani (8%) e per il rimanente 35% da un’istituzione straniera, la Bce , (9%) e poi da investitori esteri (26%). Le istituzioni e gli investitori istituzionali italiani, che sono mani forti, non vendono in massa, non svendono, non speculano contro l’Italia in tempi di crisi

(Fonte Sole 24ore)